Ugo Foscolo

(Zante, 1778 – Londra, 1827)

Tomba di Ugo Foscolo nella Basilica di Santa Croce, Firenze

Ugo Foscolo vive a cavallo tra due secoli e due epoche, momento di svolta per la storia letteraria e culturale italiana.

Incarna una figura di intellettuale nuovo, percepisce una distanza insanabile tra sé e i letterati della generazione precedente.

La sua opera presenta un intreccio tra classicismo e Romanticismo, che caratterizza molti degli autori più importanti tra ‘700-‘800.

Vive una vita spericolata, sempre in fuga, contro i potenti. 

Era filofrancese, giacobino, ma non appoggiava Napoleone; era anche antiaustriaco.

L’Ottocento si apre e si chiude con due letterati che fanno parlare molto di sé alla loro epoca (Foscolo e D’Annunzio). Stanno al centro delle chiacchiere e delle cronache del tempo, per i loro amori, i gesti estremi, ecc.

Entrambi Foscolo e D’Annunzio vivono una vita che è una specie di opera d’arte (Foscolo involontariamente, per il suo animo caldo e radicale, forte, disprezzatore della fortuna e della morte; D’Annunzio in modo ricercato).

Foscolo era ateo professo, sempre contro, viveva con tutta la sua passione. Voleva essere ricco, ma soprattutto di virtù (libertà e indipendenza sono i suoi idoli) → passionale, esagerato. Forte senso della libertà, contro i tiranni (anche Vittorio Alfieri, ma rimane aristocratico, sceglie dove vivere, nessuno lo caccia mai dal suo Piemonte, sceglie personalmente di trasferirsi in Francia e in Toscana). Foscolo entra prepotentemente nella politica e nelle battaglie del tempo. Scappa perché i potenti dell’epoca lo ricercano (mandati di cattura nei suoi confronti). Ammirava Parini per il suo rigore morale, ma era uno che entrava nella vicenda storica per cercare di cambiare le cose in maniera più radicale di quanto avessero fatto Parini o Alfieri.

Nutre dei sentimenti di affetto per madre, fratelli e amori, è una persona che ama molto e vive molte passioni, di cui una travolge l’altra.

Amava la solitudine, in cui scriveva le passioni del suo animo, era suggestionato dalla realtà. Fervido e sincero nel mettere il suo animo sulla pagina.

Ama la sua patria e l’Italia, ma paradossalmente non ha patria. Nasce nella Repubblica Veneta, che però decade con l’arrivo di Napoleone e col Trattato di Campoformio viene lasciata definitivamente agli austriaci → Foscolo inizia a spostarsi per l’Italia e l’Europa, ma continua ad avere forte spirito patriottico italiano → grande sogno di una nazione italiana che lo rende amato dal suo popolo.

1778 → Nasce a Zacinto (oggi Zante, isola del Mar Ionio vicina alla costa greca, possedimento della Repubblica Veneta).

Padre veneziano e madre greca → ricorderà sempre questa sua origine greca: è costituzionalmente legato all’arte e poesia greca, ha innata l’arte classica → scriverà i testi più importanti del Neoclassicismo italiano (Odi e Le Grazie).

Si trasferisce a Spalato (Dalmazia); frequenta il Collegio.

1788 → Muore il padre → la famiglia si trasferisce a Venezia (prima la madre, poi i figli la raggiungono). Difficoltà economiche. 

Formazione intrisa di letteratura italiana che classica →  diventerà il primo grande critico della letteratura italiana. Con lui nasce la critica letteraria (prima c’era solo erudizione, tutto si basava su aspetti formali e sulla lezione degli antichi) → è il primo che fa delle vere lezioni di letteratura, giudica gli autori del passato non solo per aspetti nozionistici (formali, eruditi) ma anche valorizzandoli per i contenuti delle loro opere e inserendoli nel contesto storico. Appassionato dantista, latinista e grecista.

Università di Padova → Scrive i primi componimenti. Aderisce al giacobinismo (quando ormai c’è già stato il Terrore). Frequenta il salotto di Isabella Teòtochi Albrizzi.

Napoleone scende in Italia → creare Repubbliche filo-francesi. Foscolo ne è entusiasta. Vede in Napoleone la possibilità di attuare anche in Italia le idee illuministiche e filo-francesi. Si appassiona a Rousseau, aderisce all’Illuminismo. Filosofia sensista (è ateo). 

Conosce gli scrittori importanti dell’epoca → Melchiorre Cesarotti (che ha tradotto i Canti di Ossian), Ippolito Pindemonte e Vincenzo Monti (questi due prima esaltati, poi criticati). Rapporti contrastanti.

Napoleone combatte per annettere la Repubblica Veneta → Ugo Foscolo lo appoggia entusiasta. Contento che Napoleone annetta alla Francia la Repubblica Veneta (contrario al governo oligarchico veneziano, per cui era dovuto scappare sui Colli Eugànei, come accadrà a Jacopo Ortis). Quando Napoleone vince la guerra, Foscolo può rientrare a Venezia contento, perché è in mano ai francesi.

1797 → impegno militare nell’esercito francese. Ideali della Rivoluzione francese, scrive l’ode A Bonaparte liberatore.

17 ottobre 1797: TRATTATO DI CAMPOFORMIO Fine della Repubblica di Venezia. Napoleone firma un trattato con cui cede la Serenissima agli austriaci → delusione assoluta per Foscolo, sfiducia nella politica, pessimismo.

Dal Trattato di Campoformio, la sua vita diventa tutta un esilio.

Si dedica allo studio, anche se continua a fare il soldato fino al 1816. Scrive un sonetto autoritratto (anche Alfieri); qui emergono i suoi aspetti di grande passionalità, forti accenti che anche Isabella Teotochi Albrizzi ci testimonia. Morte sol mi darà fama e riposo → non trova mai tranquillità e riposo durante la sua vita.

Austriaci a Venezia (gli Asburgo portano una politica autoritaria, imperiale) → Foscolo è costretto a scappare. Milano invece diventa la capitale della Repubblica Cisalpina, filofrancese → si sposta a Milano (dove ci sono i francesi, si possono attuare gli ideali della rivoluzione). Diventa redattore di un giornale (giornalista politico) e conosce Parini e Monti, a cui si lega. Nei Sepolcri, si lamenterà del fatto che Parini viene seppellito in una fossa comune. Protettore e sostenitore del Monti fino al 1810, poi le loro sorti si separeranno.

1798 →  soppressione del giornale in cui scrive → prosegue la sua attività a Bologna, dove diventa aiutante e cancelliere del Tribunale Militare di Bologna (è sempre legato all’esercito, combatte sempre contro gli austriaci). 

Inizia a scrivere Le ultime lettere di Jacopo Ortis.

1799 → si arruola contro l’Austria, nella Guardia nazionale della Repubblica Cisalpina. Combatte a fianco dei francesi (viene anche ferito).

Scrive l’ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo (sua amante).

A Firenze conosce Isabella Roncioni, una delle sue tante fiamme, che lo ispira alla riscrittura dell’Ortis; la donna poi lo lascia.

1802 → La donna che più influenza il romanzo è Antonietta Fagnani Arese, con cui inizia un’intensa relazione e a cui dedica l’ode All’amica risanata e a cui scrive delle lettere che in parte, rimaneggiate, andranno a confluire nell’Ortis (le lettere che Jacopo scriverà a Teresa).

1803 → pubblicazione delle odi (più neoclassiche) e i sonetti (che rispecchiano la poetica sentimentale preromantica presente anche nell’Ortis).

Spedizione militare di Napoleone contro l’Inghilterra.

1804 → Soggiorno nel Nord della Francia. Si arruola nell’esercito napoleonico.

Nascita della figlia Floriana da una profuga inglese (Fanny Hamilton). Con questa figlia non si incontrerà per tanti anni, ma la ritroverà quando si trasferirà in Inghilterra e passerà con lei molti degli ultimi anni della sua vita (ricorda Galileo ad Arcetri con suor Virginia).

Ritorna a Venezia. Molte donne → rapporto con la contessa Teotochi Albrizzi (regina dei salotti veneziani), e con la moglie del Monti (Teresa Pichler) e anche con la contessa di Albany (amante di Alfieri).

I rapporti però non sono stabili, passioni amorose in successione → colmare bisogno connaturato al suo essere, di amore e affetto profondo → lui è in continuo esilio. Scriveva molte lettere per i suoi spostamenti, passionali.

1807 Venezia: pubblica I Sepolcri e partecipa all’Esperimento di traduzione dell’Iliade, un confronto tra tre diverse versioni del primo canto del poema: emerge chiaramente la sua divergenza con gli intellettuali del periodo precedente. Momento in cui si recuperano i testi omerici.

A Milano conosce Manzoni (in questi anni molto in sintonia con lui, poi Manzoni si convertirà e vedrà la vita in modo diverso). Eredi entrambi dell’Illuminismo francese.

1808 Pavia: ottiene la cattedra di Eloquenza all’Università di Pavia.

1809 → pronuncia un’appassionata prolusione, Dell’origine e dell’ufficio della letteratura (manifesto della sua poetica) → le recupererà in Inghilterra e le pubblicherà. Diventeranno un punto di riferimento per la storia della critica letteraria. La cattedra però viene soppressa, quindi questi grandi progetti e studi rimangono incompiuti.

1810 →  Milano: correttore di bozze. Contrasto con Monti (moderato, che riesce sempre ad adattarsi alla situazione storica, mentre Foscolo è sempre passionale. Ora marcatamente anti-napoleonico). Entra in contrasto col mondo intellettuale lombardo, troppo cedevole al potere.

1811 →  tragedia Aiace. 

18 Firenze: anni di serenità. Si lega a Quirina Mocenni Magiotti. Vive a Bellosguardo → ispirato per la stesura delle Grazie, poemetto mitologico che va elaborando poco alla volta e rimarrà parzialmente incompiuto. Scritto per la maggior parte qui. Traduce il Viaggio sentimentale di Laurence Sterne; scrive la Ricciarda (tragedia) e la Notizia intorno a Didimo Chierico (Didimo Chierico è il suo alter ego insieme all’Ortis: il primo è distaccato e cinico, come il Foscolo maturo di questi anni; Jacopo Ortis è passionale come Foscolo in gioventù). 

1814 → Napoleone viene sconfitto. Gli Austriaci attaccano il Regno d’Italia → Foscolo combatte a Milano per sostenere la resistenza. Gli Austriaci gli propongono la collaborazione (proposta di dirigere la rivista, nelle loro mani, ma lui si rifiuta → mandati di cattura contro Foscolo.

1815 → Fuga da Milano → Svizzera. Non tornerà mai più in Italia. Diventa definitivamente un esule e deve sfuggire alla polizia austriaca. Scrive una nuova edizione dell’Ortis.

1816 → si trasferisce a Londra, dove lavora a periodici; collabora ad un’edizione di classici italiani; cura un’edizione londinese dell’Ortis. Qui è accolto inizialmente come un grande letterato, grande successo. Ma seguono anni di vita grama, perché vive al di sopra dei propri mezzi, condotta di vita sregolata. 

1827 → muore povero e ammalato (assistito dalla figlia) in un sobborgo di Londra. Le sue spoglie vengono portate a Firenze (Santa Croce).

Foscolo ha un io prepotente: è un personaggio che dice “io”

→ tematiche alfieriane più evidenti: culto e lotta per la libertà;

Parini → ammirazione per la missione civile della poesia, valori fondanti dell’agire umano e della civiltà (compito anche politico →  sprona gli italiani all’indipendenza).

Continue fughe e mascheramenti della sua vita (esilio continuo). Jacopo Ortis si nasconde sotto maschere. 

Vita e arte coesistono nel senso romantico → Foscolo vive intensamente la sua vita e trasfonde nella sua arte la sua esistenza.

Frammentarietà → aspetto fondamentale della sua opera. Molte opere sono incompiute (Le Grazie); ci sono tante intuizioni, tante aspirazioni → passa da un testo all’altro; mette insieme vari pezzi (nell’Ortis sistema alcune lettere che lui aveva steso precedentemente per donne che aveva amato). Passa spesso da un punto all’altro in modo non sempre logico, ma ciò che unisce profondamente le sue opere è l’emozione, la passione, il sentimento → gli permettono di mettere insieme elementi contrastanti.

  • Dualismo → antitesi fra cuore e ragione (istanze contraddittorie) → nell’Ortis, il cuore vorrebbe qualcosa (restare con Teresa a Venezia), ma la ragione vuole altro (abbandonare Venezia); oppure contrasto tra vita (sempre travagliata, da soldato, spericolato) e arte (che sembra poter dare pace e serenità) → in continuo contrasto tra la tensione della vita e la speranza di serenità, l’anelito alla serenità dell’arte.
  • Armonia e disarmonia → le sue opere neoclassiche (Le Grazie; Odi) sono serene e armoniche; Jacopo Ortis e opere preromantiche invece sono disarmoniche.
  • Attaccamento alla vita, passione vitale, desiderio di incidere nella realtà vs. desiderio di morte, tema del suicidio, disillusione (presente nell’Ortis e in alcune poesie).

Nella sua opera, stimoli da diversi movimenti culturali (risente di tutta la cultura del suo tempo)

  • Neoclassica → tanti riferimenti al mondo classico, soprattutto Omero.
  • Preromantica → si vede soprattutto nell’Ortis.
  • Illuminismo → sostrato filosofico, base ideologica su cui fonda il suo modo di pensare. In particolare Rousseau, filosofo che parla dello stato di natura che viene contaminato dal contratto sociale. Rousseau pensa che l’uomo sia buono per natura e la società lo renda cattivo.
  • Filosofia di Hobbes e di Machiavelli → (ultima fase della sua vita) la pensano al contrario di Rousseau → homo homini lupus → l’uomo è una bestia per l’altro uomo. Bisogna rendersi cinici, molti ideali sono vacui. Occorre saper usare la violenza per sopravvivere (ultimo Foscolo = Didimo Chierico, che si trova nell’Introduzione alla traduzione del Viaggio sentimentale di Sterne, scettico e cinico, disincantato dalla vita ormai). 
  • Cinismo e materialismo (lo vedremo anche in Leopardi) → l’uomo è materia, dopo la morte non c’è niente, non esiste lo spirituale. Non c’è un Dio, non c’è una Provvidenza. Ma abbracciando questa filosofia c’è il rischio di cancellare i valori desiderati da tutti, rischio di vivere una vita senza ideali né valori, di cui lui sente un bisogno fortissimo. Allora vale la pena ricercare altri ideali rispetto a quelli religiosi, non deve generarsi passività e fatalismo.
  • → 3 GRANDI IDEALI: EROISMO (grandezza dell’animo umano, altezza dell’uomo che non ha bisogno di consolazioni religiose per mostrare la sua personalità, ma quello che fa lo eleva. Esaltazione dei grandi uomini); BELLEZZA (la donna è la possibilità per l’uomo di rasserenarsi, valore rasserenante); ARTE (la poesia è eterna, può rimanere nei secoli; neanche l’arte monumentale ci riesce, può essere spazzata via. Capolavoro: I Sepolcri → inizia dal materialismo, una volta che uno muore non c’è più niente, quindi a cosa serve la tomba? Poi però Foscolo arriva a dire che devono per forza esserci degli ideali).