IL FARAONE RAMSES II

IL FIGLIO DELLA LUCE

Il primo volume della saga “Il romanzo di Ramses”, del grande egittologo Christian Jacq

Vale sempre la pena dedicare del tempo alla lettura dei romanzi di Christian Jacq. Oltre che a livello storico, di cui l’egittologo è un grande divulgatore, ne traiamo insegnamenti anche su noi stessi.

Il libro è uscito per la prima volta in francese nel 1995. É il primo volume di una serie composta di cinque libri, attraverso i quali si consuma la parabola del faraone Ramses II (XIV secolo a.C.).

Un libro, a mio parere, stupendo, edificante e completo. Le vicende si svolgono durante un momento particolare della storia d’Egitto, quello in cui sul trono risiede il faraone Sethi (XIX dinastia). La sua morte, in finale di trama, innesca complesse dinamiche che obbligano il lettore a proseguire con il volume successivo della serie.

COORDINATE STORICHE

 

Faraone Sethi I → Nato nel 1324 a.C. circa; regnante dal 1290 al 1279 a.C. Secondo faraone della XIX dinastia

Ramses II → Nato nel 1303 a.C.; regnante dal 1279 al 1213 a.C. circa. Terzo faraone della XIX dinastia

 

IL ROMANZO

 

Ramses, secondogenito del faraone, appare come un adolescente dal carattere forte e traboccante di vita, alla continua ricerca di se stesso, come in un romanzo di formazione.

Ma il fascino della narrazione risiede non solo nell’abilità scrittoria dell’autore, che adopera uno stile rapido, asciutto e a tratti lapidario: la realtà storica assume qui sfumature indefinite, sconfinando nel mito e nelle rappresentazioni oniriche del culto. É impreziosita dal dilatarsi degli spazi, immensi e primordiali, e del tempo, che i colossali monumenti faraonici sono destinati a vincere.

L’INTRECCIO

 

Il romanzo non offre tregua alla suspense, tempestato com’è di ingiustizie e di azioni in rapido susseguirsi.

In primis, il giovane protagonista deve vedersela con le invidie e gli intrighi di corte perpetrati contro di lui, sotto il controllo del suo velenoso fratello maggiore, Shenar, che mira segretamente ad appropriarsi del trono.

Una donna che incarna il piacere, la bella Iset, cerca, invece, di prendere possesso della persona di Ramses. Il giovane protagonista ricambia questo interesse con un amore puramente erotico, superficiale e vizioso. La fanciulla, infatti, non arriva a capire il suo uomo nella profondità del suo animo puro.

Non mancano, inoltre, al protagonista amici ed insegnanti traditori, quali il giovane diplomatico Asha e il precettore Sary, che complotta contro il protagonista assieme alla propria moglie, nonché sorella di Ramses, Dolente.

Questo e molto altro ancora segnano il percorso del giovane rampollo reale verso la sua ascesa al trono: l’uomo è molto più pericoloso dei serpenti, sostiene il suo amico Setau, e Ramses non può che testarlo sulla propria pelle.

Eppure, il ragazzo guarda sempre verso la Luce, di cui è figlio. Egli è destinato a regnare secondo la legge di Maat.

Eppure si sentiva vicino a Sethi, sebbene la personalità del padre fosse schiacciante e inaccessibile; desiderava ascoltarne l'insegnamento, dimostrargli le proprie capacità, andare al di là di se stesso. No, ad ardere in lui non era un fuoco banale: suo padre l'aveva scorto, ed era proprio il mestiere di re quello di cui un po' alla volta svelava i segreti.

I VALORI DEL PADRE

 

Questo romanzo riporta numerosi precetti e insegnamenti che toccano le intime corde del lettore, che immancabilmente si identifica col protagonista. Cruciali, a proposito di ciò, sono i brevi e intensi dialoghi che Ramses intraprende col padre Sethi, personificazione della giustizia, dell’assennatezza e della rettitudine.

Da lui Ramses ha tutto da imparare e ne è consapevole. Sono rari i momenti in cui il faraone gli concede la propria compagnia, ma il giovane li vive come occasioni importantissime per trovare il senso della propria esistenza, ed espletarla sul loro tracciato.

Al contrario di tutti gli altri cortigiani, Ramses non brama diventare faraone per se stesso, ma trova il massimo della soddisfazione nel servire e prestare ascolto a Sethi, il suo massimo idolo, per i cui insegnamenti nutre una sete infinita.

Se solo il padre potesse non morire mai… Ma una malattia letale colpisce il faraone mentre il protagonista è ancora adolescente e questo sconvolge totalmente la sua vita. Egli si ritrova, ad un certo punto, privo della sua pietra d’angolo e di ogni altra certezza.

Da tutta la sua persona emanava una possanza che a ogni incontro affascinava Ramses; se ti non aveva bisogno di ornamenti distintivi, la sua sola presenza bastava a imporre l'autorità. E non c'era nessun altro che possedesse quella magia: gli altri facevano ricorso tutti ad artifici e atteggiamenti. Sethi compariva e l'Ordine sostituiva il caos.

All’alba dei vent’anni, Ramses non si sente ancora in grado di affrontare il grave compito che lo attende, del tutto conscio della sua portata e gravità: non si tratta solo di una carica, ma di un’identificazione totale tra la persona del faraone e l’Egitto.

Per il sovrano non esiste più riposo, ma solo il lavoro costante e attento di un uomo-dio che non brama la felicità per sé, ma per il suo popolo. Il sacrificio totale di sé, in quanto figlio del dio e portatore di luce.

Molti aspetti del suo carattere somigliavano a quelli di suo padre: un'energia che sembrava inesauribile , un entusiasmo e un'intelligenza che parevano capaci di abbattere qualsiasi ostacolo, e il fuoco che ardeva in lui lo predestina va al potere supremo.

L’AMORE

 

L’amore per Ramses è incarnato dalla splendida e colta Nefertari, ragazza legata al tempio e in grado di comprendere le preoccupazioni e i pensieri più intimi del suo futuro sposo.

Fin dal loro primo incontro, Ramses coglie nella fanciulla l’unicità che fa di lei una regina innata, che la sopraeleva sopra qualsiasi altra donna e la rende tanto simile alla madre Tuya.

Esemplificativo il fatto che i due giovani siano destinati a rincontrarsi, tempo dopo il loro primo incontro, al palazzo reale: per alterne vicende, infatti, anche la regina madre viene folgorata da Nefertari e ne fa la propria intendente, contro le invidie di un’intera nazione.

Ramses e Nefertari sono, in qualche modo, figure parallele: durante la loro adolescenza, né l’uno né l’altra si aspettano di divenire ciò in cui il destino li trasformerà. I loro cuori sono onesti e rivolti verso l’essenzialità della vita.

Persino un cane, Guardiano, e un leoncino, Massacratore, si annoverano nella schiera degli amici intimi del futuro faraone, a dimostrare la sua passione per la libera e selvaggia espressione dell’essere e della forza.

Ramses ha empatia verso il prossimo e possiede la capacità di rendersi amico chi detiene tale forza, ma non un cuore cattivo: lo dimostra addirittura il suo avvicinamento ad un elefante, da lui soggiogato durante una campagna in Nubia, o al gigantesco pirata sardo Serramanna. Ma non accade lo stesso con il greco Menelao, di ritorno dalla guerra di Troia, avvolto da un’aura di avidità e oscurità che turbano l’egizio fin dal loro primo incontro, spingendolo a evitare i rapporti con lui.

LA FIGURA MATERNA

 

La madre di Ramses, Tuya, incarna l’altra faccia di questo ancestrale rito di incarnazione e sacrificio: la regina d’Egitto rappresenta in terra Iside, dea dell’amore e sposa di Osiride, incarnato dal faraone.

Ramses adora e stima smisuratamente anche la madre; anzi, il calore materno della donna, che pur deve mantenere il distacco imperturbabile del proprio ruolo, fa si che nei momenti di difficoltà il ragazzo si confidi con lei e le chieda consiglio sul pragmatismo dell’esistenza, considerandola un faro di lucidità e saggezza.

L’AMICIZIA

L’amicizia, quella vera, invece, è incarnata, primo tra tutti, dallo scriba Ameni, per la cui realizzazione lavorativa Ramses si sacrifica senza esitazione: ne verrà, poi, ricambiato con una fedeltà ai limiti dell’umano. Vi sono poi anche Setau, l’incantatore di serpenti ed esperto di veleni, e l’ebreo Mosè, colto e risoluto, che, grazie ad un’impeccabile risolutezza, assume l’amministrazione nella costruzione dei templi di Karnak.

Nel corso della storia narrata in questo primo volume, Ramses viene nominato reggente dell’Egitto, in attesa di divenire faraone. Ama i propri amici senza reticenza e il loro reciproco  aiuto non viene meno, neanche nelle situazioni più controverse.

Osserviamo il vero valore dell’amicizia, ad esempio, in un episodio verso la fine del romanzo: Shenar, il fratello invidioso, intraprende con altri notabili del regno un colpo di mano ai danni del futuro faraone.  Mosè, Setau e Ameni sono tra i pochi che dimostrano di conoscere davvero il protagonista e non prestano orecchio alle calunnie contro di lui; al contrario, il loro soccorso è tempestivo.

Ramses ripensava gli episodi vissuti con suo padre: nessuno era frutto del caso. Di tanto In tanto, mettendolo bruscamente di fronte a se stesso, Sethi l'aveva spogliato delle sue illusioni allo scopo di mettere a nudo la sua vera natura. Come un leone nasceva per essere leone, Ramses si sentiva nato per regnare. Contrariamente a quanto aveva creduto, non disponeva di nessuna libertà: era il destino a segnare la strada, e Sethi vigilava per evitare che se ne discostasse.

ED É SOLO L’INIZIO…

 

Il libro non si conclude con lo scioglimento della vicenda: si tratta piuttosto della parabola di formazione di un Ramses ancora del tutto vincolato alla figura del padre.

Alla morte di Sethi, Shenar ha ormai radunato i traditori, a cui danno man forte i greci ospitati in terra egiziana, per usurpare il trono del fratello. Il suo complotto non viene sventato.

Un presagio chiude il primo romanzo di questa saga, una futura catastrofe cantata dal poeta Omero, che si potrebbe concretizzare durante i settanta giorni di vacanza del trono egizio, dovuti al rito funerario della mummificazione del faraone defunto.

Ramses osservava. Imparò a conoscere l'attività quotidiana di un cantiere, si rese conto della necessità di una solida gerarchia fondata sulle competenze e non sui diritti, seppe distinguere gli intrepidi dagli infingardi, i tenaci dai farfalloni, i silenziosi dai chiacchieroni. E il suo sguardo tornava di continuo alle stele drizzate dagli antenati e, a quella verticalità imposta all' umano che costituiva la sacralità nel cuore del deserto.

TEMPIO DI BEIT EL WALI

(NUBIA)

 

Fu iniziato da Ramses insieme al padre Seti I. Lo terminò Ramses nel 1279 a.C.; fu il primo dei tanti templi della Nubia da lui commissionati.