Miti del Nord

Miti del Nord

Neil Gaiman


Anno: 2018

Genere: Fantasy – Mitologico

Editore: Mondadori Omnibus

Per gli appassionati di mitologia norrena, ecco un titolo che non può mancare in libreria.

Ho fatto del mio meglio per riproporre questi miti e queste leggende nel modo più fedele, e più interessante, possibile.

Neil Gaiman

Neil Gaiman, autore, tra i vari titoli, del fantasy di successo American Gods (da cui l’omonima serie televisiva), ripropone i miti norreni in questo prezioso libricino, sotto forma di racconti dal sapore fiabesco.

Miti antichi sì, ma sorprendentemente vicini a noi.

Come accade anche in Grecia, i protagonisti del pantheon norreno non sono puri: sovente mostrano lati oscuri e cadono in errore.

E questo li rende  così naturalmente umani.

Essi non sono nemmeno immortali e non esistono prima dell’universo. Mantengono la giovinezza mangiando le mele di Idunn, senza le quali sarebbero spacciati. E sono destinati a soccombere durante il Crepuscolo degli Dei, il Ragnarok

Ma arriviamoci con ordine.

Neil Gaiman assembla una narrazione mitologica leggera e piacevole. Non manca mai, però, di aderire alle fonti per eccellenza a noi pervenute in materia. 

Si fa riferimento, oltre che a vari studi contemporanei, a testi di epoca cristiana, e quindi posteriori alla elaborazione originaria dei miti trattati (Edda poetica, Edda in prosa). 

Purtroppo ciò che possediamo della mitologia norrena è solo una minima parte di tutto quanto sia stato prodotto e tramandato oralmente.

Sono molte le storie che non conosciamo, che non sono pervenute ai giorni nostri.

LA TRAMA

Chiariamo subito quali sono i principali protagonisti del mito, nel suo complesso. Presentiamo, dunque, le tre divinità per eccellenza della stirpe Aesir: Odino, Thor e Loki.

Odino, altrimenti detto Wotan, è il padre degli uomini e degli déi, signore dei vivi e dei morti. Signore della magia, ha un occhio solo (vedremo, leggendo, che sacrificherà l’altro in cambio di un’infinita saggezza). I suoi corvi, Huginn e Muninn, sono anche spie. 

Thor è figlio di Odino e manifesta la sua potenza con i tuoni, i fulmini e le tempeste, di cui è divinità. Viaggia nel cielo su un carro trainato da due capre sacre. 

Loki è un dio ambiguo ed equivoco, difficilmente decifrabile. Infedele per eccellenza, è solito combattere i giganti a fianco dei suoi pari Aesir, anche se durante il Ragnarok militerà contro di loro, tra le forze del male. Buffone, dissacratore e profanatore, incarna il principio del male fine a se stesso, necessario per mantenere l’ordine del Cosmo. 

Si narra poi di come sia nato il mondo, tramite la generazione di Yggdrasil, l’albero sacro al centro di ogni cosa esistente, e dei nove mondi disposti lungo la sua estensione.

Max Koch, "Donar-Thor".1905

Gli Aesir e Asgard

Nel mondo norreno esistono due stirpi di déi: quella degli Asi (Aesir) e quella dei Vani (Vanir). 

I Vanir sono divinità naturalistiche e pacifiche, tutrici della fecondità; gli Aesir, invece, sono esseri guerrieri, sovrani del cielo.

Asgard è la fortezza celeste degli Aesir, che essi hanno costruito per ripararsi, con le loro famiglie, dagli attacchi dei giganti, eterni nemici degli déi.

Ad Asgard è situato anche il Valhalla, l’aldilà dei guerrieri morti in battaglia. La fortezza è collegata con Midgard (il mondo dei mortali) dal ponte arcobaleno, il Bifrost

All’alba dei tempi, gli Aesir e i Vanir combattono per imporre il governo sugli uomini. La loro feroce guerra ancestrale si conclude con un patto sacro e una sorta di integrazione tra le due stirpi.

Come pegno per la tregua stipulata, tra le due famiglie vengono scambiati alcuni prigionieri. I Vanir mandano ad Asgard i loro déi più importanti: Njordd e i suoi figli Freya e Frey (questi ultimi sono gemelli, divinità della pace, della fertilità e dell’amore). Gli Aesir inviano, invece, i preziosi Hoenir e Mimir, l’infinitamente saggio. A quest’ultimo, però, i Vanir tagliano la testa, credendo di essere stati ingannati da Odino: Hoenir, infatti, non è in grado di decidere nulla senza Mimir.

Il furbo Odino, allora, recupera la testa del dio della sapienza e tutt’ora la mantiene in vita con la magia. Conservandola segretamente, il padre degli déi assorbe da essa ulteriore saggezza.

Storie senza tempo

Eccoci allora scaraventati tra le bizzarre avventure personali degli déi.

Veniamo a conoscenza del motivo per cui Odino si privi di un occhio. O di come venga creato, ad opera dei nani, l’indistruttibile martello di Thor, il Mjolnir, arma micidiale e fondamentale durante il Ragnarok, pur avendo il manico troppo corto. O di come Loki si sia procurato quelle brutte cicatrici sulle labbra.

Le narrazioni riguardano ovviamente tempi mitici, che a noi non risultano mai quantificabili, esageratamente dilatati e non collocabili (gli uomini esistono, ma è difficile chiarire in quale epoca si trovino).

Un giorno non specificato, ad esempio, un gigante costruttore giunge ad Asgard e cerca di ingannare gli déi per avere la mano della dea dell’amore, Freya. Sfruttando l’inganno con un ulteriore inganno, gli déi ricostruiscono, grazie a lui, le altissime mura difensive di Asgard. Erano state distrutte durante la guerra ancestrale tra Aesir e Vanir, lasciando gli asgardiani privi della protezione contro i giganti. 

Chiave di volta per le vicende narrate è il capitolo che riguarda il destino dei tre figli di Loki, avuti con la gigantessa Angbroda. Si tratta di Fenrir, il gigantesco lupo dei mondi, imprigionato dagli déi asgardiani, e per questo entrato in odio feroce contro di essi; il gigantesco serpente di Midgard, che giace minaccioso nascosto nell’oceano che circonda la terra; Hel, la fanciulla con metà volto putrefatto, destinata a regnare sull’oltretomba in cui vanno le anime tristi di chi non muore in battaglia (e a cui, quindi, non tocca il Valhalla). 

Li ritroveremo nel Ragnarok, la fine del mondo norrena. Allora saranno liberati e combatteranno a fianco di Loki e dei giganti, contro le forze del bene.

In un ulteriore episodio, il gigante Thrym ruba il Mjolnir a Thor e, per la restituzione, chiede in cambio la mano della dea dell’amore, Freya. L’indignazione della splendida dea viene prontamente ripagata dagli altri déi Aesir: al suo posto, viene presentato al gigante un Thor travestito da sposa, che si riprende il martello.

Importantissima per ogni cultura è la nascita della parola poetica. I norreni immaginano che la poesia sia scaturita, ai primordi, dal sangue di Kvasir, l’uomo più saggio del mondo. L’idromele da esso generato è portatore di estasi poetica e, dopo varie vicissitudini, viene rubato e custodito da Odino.

Dopo un viaggio insieme a Thor nella terra dei giganti, lo Jotunheimr, accompagnati da Loki e Thialfi, velocissimo umano, figlio di un contadino, scopriamo cosa accade agli déi qualora vengano privati delle mele dell’immortalità della dea Idunn, nell’episodio in cui ella viene rapita dal gigante Thiazi

Questo ci fa riflettere sul senso di un’universale caducità dell’esistenza percepita dai norreni, pessimisti riguardo al concetto di eternità

Nessuno sfugge alla morte e alla vecchiaia, nemmeno gli esseri superi

Vi è spazio anche per gli amori da fiaba, quelli, insomma, che finiscono bene. L’infelice dio Frey, ad esempio, si innamora follemente di una donna, Gerd, vedendola per caso dal sacro trono da cui Odino osserva tutto (e, quindi, da molto lontano). Tra i due scoppia la scintilla e si va a nozze.

Una cosa per un’altra. In cambio dell’amore, il potente dio accetta di separarsi dalla sua famosa spada, che sola avrebbe potuto permettergli di proteggersi durante il Ragnarok. E viene anticipato, così, il suo destino di morte.

Dopo vari altri episodi, Thor viene sfidato dal gigante Hymir ad una battuta di pesca, che il possente dio riesce a vincere solo con l’astuzia. Grazie a questa competizione, il dio del tuono sottrae all’enorme rivale un enorme calderone, necessario perché in grado di contenere birra per tutti gli déi.

Tristemente famoso è, invece, l’episodio dell’assassinio di Baldr, il dio bellissimo e amato da tutti tranne che da Loki. 

Infatti, il fratello cieco di Baldr, Hod, viene giocato dal dio dell’inganno e commette un tragico fratricidio.

La vicenda si dipana, poi, attraverso un viaggio negli inferi per riportare in vita il dio morto, ma senza successo (ancora una volta per colpa di Loki).

Hod, inconsapevolmente carnefice e due volte vittima, viene punito con la morte.

Si manifesta qui un tipo di giustizia dal sapore arcaico, basata su una colpevolezza che non contempla, per forza, l’intenzione. E a noi contemporanei rimane l’amaro in bocca. 

Stiamo, però, tranquilli: non tutti i mali vengono per nuocere. Baldr e Hod, saranno successivamente riscattati delle loro tragedie, perché, dopo il Ragnarok, saranno gli unici déi a rinascere.

Christoffer Wilhelm Eckersberg, "La morte di Baldr". 1817

La fine… e l’inizio

Prima di giungere alle conclusioni, assaporiamo un po’ di soddisfazione nel vedere gli déi asgardiani finalmente ribellarsi contro i tiri mancini di Loki e farsi giustizia per la morte di Baldr.

Loki viene condannato ad un supplizio atroce. 

Catturato, viene rinchiuso nelle tenebre nella grotta di Niflheimr (uno dei nove mondi disposti sull’albero Ygdrasill).  

Al suo cospetto è condotta la moglie Sigyn e i loro due figli, Vali e Narvi

Vali viene trasformato da Odino in un lupo famelico e indotto a mangiare il fratello Narvi davanti agli occhi dei genitori. L’intestino di Narvi viene trasformato in una solida catena con cui Loki viene legato ad una roccia. 

Viene, allora, appeso un serpente alla parete, di modo che il suo veleno goccioli per sempre negli occhi di Loki, causandogli sofferenze atroci.

La moglie Sigyn rimane accanto al marito, cercando di lenirgli il dolore, raccogliendo il veleno del serpente in una bacinella. 

Quando ella si allontana per svuotare il contenitore, Loki torna a straziarsi per il veleno. Tutto ciò si protrae per l’eternità. 

Un’eternità che sarebbe, però, finita con l’inizio del Ragnarok

Ed eccoci giunti al Crepuscolo degli déi, chiamato Ragnarok, la fine del mondo, in cui tutte le forze in gioco (o quasi) sono destinate a soccombere. Esso è anticipato da tre anni di guerre, carestie, sofferenze e un lungo e gelido inverno.

Il lupo Fenrir spezza le sue catene e spalanca le sue immense mandibole, che coprono cielo e terra. Il serpente di Midgard esce dall’acqua. Da Hel, gli inferi degli infelici, salpa la nave Naglfar, fatta con le unghie dei morti, che porta gli spiriti maligni di tali defunti a combattere dalla parte del male. Il gigante Surt guida i suoi simili ad Asgard e, sotto il loro peso, il ponte Bifrost crolla.

Heimdall, allora, il custode degli déi (finora una presenza meramente silenziosa e immobile) suona il corno e serra le file delle forze del bene. Odino guida sul campo le orde dei guerrieri del Valhalla e inizia uno scontro testa a testa.

Odino affronta il lupo Fenrir, Thor il serpente di Midgard, Frey il gigante Surtr, ad Heimdall (ecco che qui si manifesta la forza del dio scrutatore) tocca Loki. 

Ed è un massacro da cui nessuno scampa, eccetto due figli di Odino e due figli di Thor. 

Ma il ciclo continua. Annientati i grandi protagonisti dei cieli norreni e ripulito il mondo dalla vita umana, assistiamo meravigliati alla successiva rinascita degli uomini e di una nuova stirpe di déi. 

E questo ci fa tirare un bel sospiro di sollievo.

Si potrebbe notare che, leggendo le gesta divine di questi mitici protagonisti, pur possedendo gli déi asgardiani una forza inimmaginabile (specialmente Thor), esistono sempre creature in grado di superarli in potenza e dimensioni fisiche. 

Ecco allora che l’unica via possibile per vincere le sfide rimane, anche per gli onnipotenti, l’intelletto. Gli déi dimostrano sempre un’astuzia superiore a qualsiasi essere con cui abbiano a che fare.

Mårten Eskil Winge, "Thor raffigurato sul suo carro mentre brandisce il martello Mjöllnir". 1872

E se volete capire a fondo e assaporare il gusto delle grandiose imprese qui sintetizzate…non dovete fare altro che leggere!