Luigi Pirandello

Luigi Pirandello


Quando tu riesci a non avere più un ideale, perché osservando la vita sembra un’enorme pupazzata, senza nesso, senza spiegazione mai; quando tu non hai più un sentimento, perché sei riuscito a non stimare, a non cura  e più gli uomini e le cose, e ti manca perciò l’abitudine, che non trovi, e l’occupazione, che sdegni – quando tu, in una parola, vivrai senza la vita, penserai senza un pensiero, sentirai senza cuore – Allora tu non saprai che fare: sarai un viandante senza casa, un uccello senza nido. Io sono così. […] Io scrivo e studio per dimenticare me stesso – per distormi dalla disperazione.Lettera alla sorella Lina, 31 ottobre 1886.


È l’unico scrittore italiano del Novecento letto in tutto il mondo.

Ha dato vita ai termini pirandelliano (= una situazione paradossale, per cui entra in crisi l’evidenza dei fatti) e pirandellismo (= cerebralismo esasperato, relativismo moderno e angoscioso, che non riesce a distinguere tra vero e falso, tra maschere convenzionali e intimità reale; sospetto verso le apparenze).

Cosa prende dalle Avanguardie del primo Novecento?

  • Crisi delle ideologie;
  • Gusto per il paradosso;
  • Tendenza alla deformazione espressionistica e alla scomposizione dell’io e del reale.
  • Ironia, umorismo, allegoria.

Pirandello approderà alla poetica dell’umorismo (creerà strutture artistiche aperte e in antitesi con l’arte classica, romantica e decadente) → respinge l’armonia classica, l’arte spontanea del Romanticismo, ma anche il Simbolismo. 

È uno dei massimi rappresentanti dell’ESPRESSIONISMO europeo (anche Svevo). 

 


LA VITA

 

La sua vita si può dividere in 5 periodi distinti (→ corrispondenti a 5 tipi di produzione letteraria):

  1. FORMAZIONE ( 18671892) → si dedica alla letteratura;
  2. COSCIENZA DELLA CRISI (18921903) → affiorano le tematiche relativistiche;
  3. NARRATIVA UMORISTICA (1904 Il fu Mattia Pascal 1915 → Si gira…);
  4. TEATRO UMORISTICO E SUCCESSO INTERNAZIONALE (19161925);
  5. STAGIONE SURREALISTA (19261936) → “miti teatrali” e ultime novelle (punto di vista straniato: osserva la realtà in modo molto umoristico, fuori dalle convenzioni).


1. FORMAZIONE

1867 – 1892

Formazione psicologica e culturale influenzata da 3 ambienti molto diversi: siciliano, romano, tedesco.

SICILIANO:

  • In Sicilia, Luigi forma la sua fisionomia sociale, economica e l’ideologia politica; cresce tra folklore e suggestioni magiche e popolari (sempre presenti in lui).
  • Il padre Stefano (garibaldino) dirige miniere di zolfo a Girgenti (vicino ad Agrigento) e la madre è di una famiglia di patrioti antiborbonici → Pirandello cresce educato al patriottismo e tra valori risorgimentali; situazione economica agiata ma comunque precaria.
  • All’Università di Palermo studia Legge e Lettere → entra a contatto col ceto intellettuale di Palermo (inquieto e marginale rispetto al Nord Italia; fermenti anarchici e socialismo confuso) →  nel primo Novecento, le tendenze anarchiche portano al sovversivismo dei “giovani”, da cui Pirandello si distaccafedele ad una moralità e razionalità più ottocentesche).
  • Rapporto conflittuale con il padre, antagonismo, rifiuto di molti aspetti della sua figura (come il senso degli affari) → senso di inettitudine e soffocamento. Luigi tenta di amministrare con lui le miniere di zolfo, ma dopo 3 mesi fallisce → smacco e frustrazione.
  • In questo periodo (1886) scrive che la vita è un’enorme pupazzata, priva di spiegazioni, e la letteratura e lo studio sono l’unico modo con cui poter continuare a vivere

ROMANO:

  • Luigi è a Roma tra 1887-1889 e poi in definitiva dal 1891 → studia Lettere e diventa amico di intellettuali e letterati (ambiente provinciale) → matura i suoi interessi di scrittore → a Palermo pubblica il primo libro di poesie (Mal giocondo, 1889). Poi entra in contrasto con il professore di latino, che vuole espellerlo dall’Università.

TEDESCO:

  • Si laurea a Bonn in filologia romanza;
  • Qui legge i tedeschi (forse anche Nietzsche e Schopenhauer).


2. LA COSCIENZA DELLA CRISI

1892 – 1903

  • Torna a Roma →  dedica la sua vita solo alla letteratura e al teatro. 
  • 1893 → Arte e coscienza di oggi = esame di coscienza di un letterato; malessere intellettuale appartenente a tutta la sua generazione (fa i conti con la crisi dei valori ottocenteschi).
  • 1894 →  scrive alcune novelle (Amori senza amore);
  • 1894 → deve sposare una donna impostagli dalla famiglia (per investirne la dote nelle miniere di zolfo); il padre però perde il capitale investito → dissesti economici. La moglie di Luigi viene colpita da paralisi e il suo equilibrio mentale è sempre più fragile.
  • 1895 → romanzo breve Il turno;
  • dal 1897 → esce la rivista Ariel creata da lui con alcuni amici (opposta ad Estetismo e Simbolismo, ancora dominanti nell’ambiente di Roma);
  • 1897 → diventa professore universitario (insegna Lingua italiana all’Istituto Superiore di Magistero di Roma);
  • Traduce le Elegie Romane di Goethe;
  • Novelle e saggisuperamento del Positivismo; nasce l’interesse per il comico e per l’umoristico.
  • 1901 → pubblica il romanzo L’esclusa (prima chiamata Marta Ajala);
  • 1904 → Luigi ha tre figli che deve mantenere → si impegna in collaborazioni giornalistiche e lezioni private (dietro compenso) → nasce l’impegno di scrivere il romanzo Il fu Mattia Pascal (che esce a puntate sulla rivista Nuova Antologia), per guadagnare.


3. NARRATIVA UMORISTICA

1904 – 1915

  • Il fu Mattia Pascal è una svolta importante → abbandona momentaneamente il teatro.
  • 1904 – 1910 → si dedica solo alla narrativa → elabora la poetica dell’umorismo (già evidente ne Il fu Mattia Pascal);
  • 1908 → esce L’umorismo (raccolta di saggi scritti precedentemente);
  • Pubblica i romanzi I vecchi e i giovani (1913), Suo marito (1911), Si gira (1915);
  • Comincia la stesura del romanzo Uno, nessuno e centomila (uscirà nel 1925);
  • dal 1909 → le sue novelle escono sempre più spesso sul Corriere della Sera (poi riunite in volume);
  • 1909 →  ultimo libro di poesie →  Fuori di chiave;
  • 1910 → adattamento teatrale delle novelle Luimìe di SiciliaLa morsa, rappresentate a Roma;
  • 1915 →  svolta teatrale subito dopo la messa in scena della commedia Se non così…


4. IL TEATRO UMORISTICO E IL SUCCESSO INTERNAZIONALE

1916 – 1925

  • 1916 → commedia All’uscita; tra le sue opere più importanti, commediePensaci, Giacomino!; Liolà
  • 1917 → opere teatrali:  Così è (se vi pare); Il berretto a sonagli; Il piacere dell’onestà;
  • 1918 → commedia Il giuoco delle parti.

Sono tutte commedie che stimolano critiche e accuse: TEATRO DEL GROTTESCO.

Il giuoco delle parti – Luigi Pirandello. Interpretazione del 1970. Romolo Valli, Rossella Falk.

 

  • I suoi figli vanno in guerra e uno (Stefano) viene catturato dagli austriaci.
  • 1919 → situazione sempre più grave: la moglie viene ricoverata in una clinica psichiatra (ve la manda Luigi → profondi sensi di colpa). 
  • Comincia a raccogliere la produzione drammatica sotto il titolo complessivo Maschere nude.
  • 1920 Come prima, meglio di prima →  notevole successo;
  • 1921 → grande successo teatrale con Sei personaggi in cerca d’autore (insuccesso a Roma, ma poi successo a Milano, Londra e New York) → successo internazionale → si apre la produzione del TEATRO NEL TEATRO.
  • 1922 Enrico IV; Vestire gli ignudi;
  • 1922 – 1923 → esce Novelle per un anno (riorganizzazione della sua produzione di novelle).
  • 1924 Ciascuno a suo modo; delitto Matteotti.
  • Pirandello si unisce al Partito Fascista → scrive una lettera aperta a Mussolini, in cui si vede che dà un’interpretazione anarchica al Fascismo (gli sembra un movimento rivoluzionario, in grado di rompere le cristallizzazioni sociali) →  sceglie un regime nazionalistico perché ha un’educazione patriottica (però la sua adesione non è veramente convinta; non è politica, ma umorale → viene deluso e il suo entusiasmo diventa risentimento).
  • 1925 – 1928 → grazie all’appoggio di Mussolini, può finanziare la compagnia del Teatro d’Arte di Roma → fa una tournée in Europa.
  • Si lega alla prima attrice Marta Abba.


5. SURREALISMO

1926 – 1936

  • 1925 Uno, nessuno e centomila esce in volume (romanzo scritto quasi tutto negli anni ’10, rivisto) → la conclusione è più ottimista: rinnovamento e fiducia nella natura.
  • Appare in Pirandello la tematica Surrealista → rivaluta positivamente l’inconscio, l’ingenuo, il naturale, l’energia primitiva dell’io contro le norme e le consuetudini, il mondo del mito e dei simboli, tutto contro le convenzioni sociali;

 

  • Scrive opere drammatiche che chiama “miti” →  La nuova colonia (1928); Lazzaro (1929); I giganti della montagna (incompiuto).
  • 1929 → ripubblica tutte le sue opere con Mondadori; diventa membro dell’Accademia d’Italia;

 

  • 1930 → Continua il teatro nel teatroQuesta sera si recita a soggetto.
  • 1931 → scrive le ultime novelle;

 

  • Si è giunti al pirandellismo → i temi e lo stile ormai sono di maniera.
  • Chiude l’esperienza del Teatro d’Arte →  deluso dal Fascismo.
  • Inizia a viaggiare all’estero; segue la trasformazione cinematografica di alcune sue opere;
  • 1934 Premio Nobel per la Letteratura;
  • 1936 →  muore a Roma per una polmonite, dopo aver comunicato a suo figlio Stefano di voler concludere I giganti della montagna (ultima sua grande opera teatrale).
  • Esce postumo l’ultimo volume di Novelle per un anno.
  • Le sue ceneri vengono riportate ad Agrigento; non ci sono funerali di stato (su sua richiesta).

 

POETICA E PENSIERO

L’opera di Pirandello si può dividere in 5 periodi:

  1. 1892-1903 →  POETICA VERISTA e NATURALISTA (legame con ambiente siciliano e con il verista Capuana);
  2. 1904-1915 →  CRISI DELLE IDEOLOGIE E NASCITA DELL’UMORISMO (novelle e romanzi);
  3. 1916-1920DRAMMA UMORISTICO (produzione teatrale come approfondimento della ricerca letteraria);
  4. 1921-1929 →  “TEATRO NEL TEATRO” (rinnovamento delle strutture del teatro e successo in Italia e all’estero);
  5. 1930-1936 →  POETICA SIMBOLISTA e FILOSOFICA (ulteriori sviluppi nel teatro).

1. PRIME SCELTE DI POETICa:

(FORMAZIONE E PRIME OPERE)

CARATTERISTICHE:

  • Materialismo leopardiano e Positivismo → ripresi in modo negativo; la scienza è concepita come follia (non ottimistica) → potenza demistificatrice (“demistifica”, cioè distrugge i miti e le credenze) → mette in discussione l’oggettività scientifica; dall’oggettività passa al soggettivismo → mette sempre più in discussione il mondo oggettivo, fino a definirlo un’espressione del soggetto (= soggettivismo 900esco).
  • Naturalismo e Verismo → ripresi in chiave negativa, come critica al Simbolismo e al Decadentismo;
  • Vitalismo di Carducci;

 

2. “coscienza della crisi” e NASCITA DELLA POETICA DELL’ “umorismo”:

CARATTERISTICHE:

  • Passaggio alla coscienza della crisi → anche il soggettivismo entra in crisi. Legge Alfred Binet (che indaga i livelli della vita psichica, consci e inconsci, e la pluralità dell’io, in cui convivono diverse personalità) → l’io è una somma degli elementi della psiche (non è statico!) → gli stati della coscienza sono compresenti nell’individuo; sdoppiamento dell’io.
  • Pirandello è cosciente della crisi delle ideologie e dei valori morali tradizionali dell’Ottocento → saggio Arte e coscienza d’oggi (1893): dice che la sua generazione è affetta da egoismo e spossatezza morale, non riesce ad elaborare nuovi valori (“inanismo” ← da “inane”: vuoto, inutile, vano). Nella modernità c’è un continuo cozzo di voci discordi, quindi non si può aspirare alla verità → tutte le voci discordi sono condannate alla relatività del proprio punto di vista  RELATIVISMO FILOSOFICO: Pirandello mette in discussione radicalmente il concetto di verità. Assoluto relativismo (elaborato nella poetica dell’umorismo) → Non esiste una verità → entrano in crisi sia il Positivismo (= verità oggettiva) sia il Romanticismo (= verità soggettiva).
  • Elaborazione della poetica dell’umorismo → usa in modo ironico il materiale romantico letto dai poeti tedeschi (soprattutto Heine). Umorismo razionale.

3. LA POETICA UMORISTICA

Dalle due Premesse al Fu Mattia Pascal (1904) al saggio L’umorismo (1908).

CARATTERISTICHE:

  • L’umorismo è un volume scritto con scopi accademici (= dissertazione storica e analisi dell’essenza dell’umorismo): ci dà il programma letterario dell’autore.
  • Le due Premesse al romanzo Il Fu Mattia Pascal descrivono le basi della nuova poetica umoristica. L’umorismo è una costante dell’arte: si ritrova nell’antica Grecia e nell’Italia moderna, ma è maggiormente legato alla nascita della modernità.
  • Pirandello oscilla tra una visione ontologica dell’umorismo (è ontologico dell’uomo, caratteristica innata) e visione storica (sono le condizioni storiche ad aver messo in crisi le antiche certezze).
  • L’umorismo è legato al fatto che l’uomo da sempre vive in un mondo senza senso, ma si crea autoinganni e illusioni per dare significato all’esistenza. L’umorismo allora è il mezzo eterno con cui l’arte svela la contraddizione.
  • L’umorismo è l’arte moderna con cui si mettono in crisi le categorie di vero e di falso, bene e male → la poesia fondata sul tragico ed eroico tipica della classicità ora non è più possibile, perché non ci sono più le categorie di bene e male su cui si fondava.

4.  RINNOVAMENTO DELLE STRUTTURE DEL TEATRO: ARTE UMORISTICA E “TEATRO NEL TEATRO

 

L’ARTE UMORISTICA DI PIRANDELLO

1904 – 1925

(Produzione novellistica e teatrale)

I CONCETTI ALLA BASE:
  • FORMA e VITA:

L’arte umoristica mette in evidenza il contrasto tra personaggio e persona, forma e vita.

Per credere che la vita abbia un senso, l’uomo si autoinganna → organizza la sua esistenza su convenienze e istituzioni (= FORMA dell’esistenza → sono gli ideali che ci poniamo, le leggi civili, il meccanismo della vita associata). La forma paralizza la vita e non ci fa vivere momento per momento.

La VITA invece è una forza profonda e misteriosa sotto la forma, che erompe solo a volte, in rari momenti di sosta o di malattia, di notte (momenti in cui non siamo coinvolti nel meccanismo dell’esistenza).

→ Il contrasto tra vita e forma è alla base della poetica dell’umorismo e dell’arte di Pirandello: in essa la forma reprime la vita → l’uomo si crea autoinganni per difendersi dalla forza sconvolgente dei bisogni vitali → il soggetto non è più una persona integra.

  • PERSONA e MASCHERA (o PERSONAGGIO):

Il soggetto che vive nella forma non è una persona compatta e integra (non vive seguendo la corrispondenza tra desideri e loro realizzazione) →  è una maschera (o personaggio) che recita la parte che la società esige da lui (padre, marito, impiegato, ecc.) attraverso ideali morali → nell’arte umoristica non possono esserci eroi o persone, ma solo maschere → personaggio  = tutti gli uomini. Tutti recitano una parte nella vita. Il personaggio non è coerente, unitario → non è una persona.

Il personaggio ha solo due strade tra cui scegliere:

  • Essere solo una MASCHERA → si adegua passivamente alle forme (incoscienza e ipocrisia);
  • Essere una MASCHERA NUDA → vive consapevolmente (con dolore) degli inganni propri e altrui, e con autoironia → è comunque impotente → più che vivere, il personaggio si guarda vivere → l’estraniazione da sé e dagli altri diventa la sua marca esistenziale; è fuori dall’esperienza vitale e compatisce se stesso.

Segno distintivo dell’umorismo distacco riflessivo, amaro, ironico (non è comicità: il comico non ha la riflessione). L’umorismo è il sentimento del contrario che nasce dalla riflessione → le cose sono il contrario di come dovrebbero essere → al riso subentra la pietà amara.


Ebbene, noi vedremo che nella concezione di ogni opera umoristica, la riflessione non si nasconde, non resta invisibile, non resta cioè una forma del sentimento, quasi uno specchio in cui il sentimento si rimira; ma gli si pone innanzi, da giudice; lo analizza, spassionandosene: ne scompone l’immagine; da questa analisi però, da questa scomposizione, un altro sentimento sorge o spira: quello che potrebbe chiamarsi, e che io difatti chiamo il sentimento del contrario.

Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s’inganna che, parata così, nascondendo così le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico.

(L’umorismo; Parte seconda, cap.II)


Differenza fra umorismo e comicità:

COMICO = avvertimento del contrario;

UMORISMO = sentimento del contrario (importanza della riflessione).


L’ordine? La coerenza? Ma se noi abbiamo dentro quattro, cinque anime in lotta fra loro: l’anima istintiva, l’anima morale, l’anima affettiva, l’anima sociale? E secondo che domina questa o quella, si atteggia la nostra coscienza, e noi riteniamo valida e sincera quella interpretazione fittizia di noi medesimi, del nostro essere interiore che ignoriamo, perché non si manifesta mai tutto intero, ma ora in un modo, ora in un altro, come volgano i casi della vita.

Sì, un poeta epico o drammatico può rappresentare un suo eroe, in cui si mostrino in lotta elementi opposti e repugnanti; ma egli di questi elementi comporrà un carattere, e vorrà accoglierlo coerente in ogni suo atto. Ebbene, l’umorista fa proprio l’inverso: egli scompone il carattere nei suoi elementi; e mentre quegli cura di coglierlo coerente in ogni atto, questi si diverte a rappresentarlo nelle sue incongruenze.

(L’umorismo; parte seconda, capitolo VI)

 


TEORIA DELLA POETICA DELL’UMORISMO:

  • Scomposizione, grottesco, disarmonia: l’arte tradizionale tende all’armonia e alla compostezza (comunica una presunta verità o l’essenza delle cose); l’arte umoristica pirandelliana è discordante, disarmonica, si contraddice → divagazioni e particolari gratuiti (prima invece venivano scartati gli elementi accessori); le cose non tornano; distrugge le gerarchie (sistemi di valori tradizionali); difforme, ridicolo.
  • Consapevolezza che la vita non conclude (non ha senso, è aperta, senza ordine) → opere pirandelliane con strutture aperte e inconcluse.
  • Respinge le leggi esteriori della retorica classica e si adegua al movimento spontaneo della riflessionelinguaggio quotidiano (non sublime) per indicare le storture dell’esistenza (insensata).
  • Destituzione dell’io → l’anima non è più il luogo dell’identità, dell’autenticità, dell’integrità; nell’io ci sono spinte contrastanti (scissione della personalità).
  • Realtà piena di contraddizioni e irriducibile ad un significato → insignificanza percepita da chi se ne sente estraneo (che hanno come unica arma la riflessione ironica e amara) → centrale il momento della ragione e cerebrale.
  • Rifiuto della concezione decadente dell’arte; ma essa non è neanche espressione immediata del sentimento e della passione (arte romantica); manca un senso ultimo e misterioso all’esistenza, come pensano i simbolisti e i decadenti.
  • Rifiuto dell’Estetismo e del bello → prevale l’elemento raziocinante. Nei romanzi → sviluppo ragionativo (ma non si arriva ad univocità di significato); l’arte è artificio, costruzione → non è spontanea.

 

ROMANZI SICILIANI

TRA VERISMO E UMORISMO

 

L’ESCLUSA (1908)

1893: romanzo Marta Ajala (pubblicato a puntate), poi edizione definitiva (1908): L’esclusa.

Il caso è padrone della vicenda; paradossi.

Argomento: Marta viene cacciata dal marito Rocco per un tradimento che non ha commesso. Viene esclusa dalla comunità, ma poi vi viene riammessa da lui stesso (anche se adesso l’ha tradito veramente e aspetta un figlio dall’amante!)

Perché è interessante?

  • Tema dell’esclusione → condizione esistenziale dell’intellettuale (Marta Ajala, una volta esclusa, diventa un’intellettuale: fa la maestra, si riscatta. Riflette sulla vita e la osserva dall’esterno) → situazione femminile di emarginazione, riscatto della donna unita alla riflessione sulla condizione intellettuale.
  • Determinismo sociale → l’esclusione è il risultato di un’opinione sociale, non è determinata da una condizione oggettiva (Marta non ha davvero tradito il marito, ma tutti lo pensano e quindi lei viene emarginata) → importanza delle apparenze.
  • Motivo esistenziale del padre → incomunicabilità padre-figlia; il padre chiude la porta della camera a chiave e non vuole più vedere la figlia.
  • Struttura del romanzo ancora chiusa (come opere naturalistiche).

I VECCHI E I GIOVANI (1913)

TRA ROMANZO STORICO E ROMANZO UMORISTICO

Romanzo ambientato sia a Roma che in Sicilia.

Periodo: 1893 (scandalo della banca romana) – 1894 (rivolta dei Fasci siciliani).

Argomento: fallimento dei vecchi (che hanno fatto il Risorgimento e hanno costruito la nuova Italia) e fallimento dei giovani (che stanno formando la nuova classe dirigente). I vecchi sono travolti dalla corruzione, i giovani dall’inanismo, opportunismo cinico, avventurismo politico → quasi nessuno si salva dalla condanna dell’autore. La crisi di fine secolo travolge tutti.

Il romanzo si ispira ai Viceré di De Roberto (anche qui si vuole mostrare la storia della Sicilia e dell’Italia dopo l’Unità, attraverso una famiglia siciliana) → ma Pirandello è più scettico e pessimista → critica alla società italiana.

  • Giudizio moralistico dall’alto (narratore onnisciente) → tipico del ROMANZO STORICO.
  • Scomposizione umoristica, si immedesima nei personaggi e ne segue la coscienza tortuosa; visione dal basso, ottica ravvicinata ai personaggi → tipico del ROMANZO UMORISTICO.
  • Contraddizione ideologica → da un lato l’autore critica i suoi personaggi perché non hanno impegno morale e politico; dall’altro, la storia non conclude (considerata priva di un senso e di un orientamento, è un flusso caotico senza scopo).
  • Romanzo in mezzo tra la vecchia e la nuova concezione del mondo.

 

NOVELLE PER UN ANNO

DALL’UMORISMO AL SURREALISMO

 

14 libri di novelle scritti fino al 1919 → poi riorganizzate nel 1922.

(Pirandello scrive novelle per tutta la vita).

Il primo libro esce nel 1894 (Amori senza amore) → poi altri 13, fino a Berecche e la guerra (1919) → nel 1922 riorganizza la raccolta Novelle per un anno (progetto di 24 volumi di 15 novelle ciascuno, per un totale di 360). Il progetto rimane incompleto, forse per la morte di Pirandello. Ne scrive in totale 251.

 

CARATTERISTICHE:

  • Struttura enigmatica → il criterio con cui le riordina è un mistero: no ordine cronologico e no ordine tematico. Lui stesso numera le novelle, così da leggere una novella al giorno (ordine però sottoposto al caos e al caso) → allegoria della varietà della vita → carattere frantumato e insensato, domina il flusso distruttivo del tempo.
  • Tema del tempo → in rilievo in tutte le novelle (riprende addirittura dal Decameron di Boccaccio, ma in modo moderno). Tempo = dissipazione, caos, non è un percorso rettilineo. I personaggi delle vicende sono caduchi e vivono nella casualità e nella caoticità della vita.
  • Molto realismo → ambienti contadini, borghesi e nobiliari; convenzioni.
  • Molta astrazione razionale → umanità vociferante, che campa nel vuoto; continua a ragionare sulla vita.
  • Commedia sociale che resta senza spiegazione → è assurda, come un vortice contraddittorio e paradossale; vuotezza.
  • Linguaggio quotidiano, basso, impiegatizio → nega il simbolismo tra l’uomo e la natura (de-sublima la vita); linguaggio dissacrante e mimetico.
  • I personaggi accettano un comportamento sociale di gruppo, ma poi giungono alle estreme conseguenze ed esplodono le contraddizioni di questo comportamento.
  • Isolamento espressionistico di un particolare rispetto al tutto (“zoomata”) → il dettaglio assume un valore straniante e spesso allucinato (tipico dell’Espressionismo) → diventa mostruoso e perturbante → il mondo non ha più ordine e gerarchie.
  • PAESAGGIO: Nelle novelle è il distaccato paesaggio delle sventure umane. Frattura incolmabile fra natura e società. Non c’è simbolismo sotterraneo fra uomo e natura.
  • Critica all’idea stessa di verità: nichilismo, ma non assoluto; bisogno di indagine e ricerca.
  • Narrazione discorsiva, fondata sul dialogo.
  • Linguaggio argomentativo: si sostiene una tesi di cui bisogna convincere il lettore.
  • Pluralità di punti di vista.
  • Le ultime novelle sono surrealistiche, non più umoristiche (caratteri più lirici rispetto alle precedenti; si coglie una fusione primigenia tra uomo e natura, con denuncia delle convenzioni sociali).

 

LE PRIME OPERE TEATRALI: LA FASE DEL GROTTESCO

L’impegno serio di Pirandello nel teatro arriva tardi (dal 1910) e ha una svolta irreversibile con Sei personaggi in cerca d’autore.

  • All’inizio Pirandello diffida del teatro → teme che la produzione scenica sia una falsatura del testo letterario, una sua trasposizione.
  • Poi elabora la teoria dell’autonomia dei personaggi dall’autore → il lavoro artistico teatrale diventa dissacrato e autocritico.
  • Il teatro di Pirandello è d’Avanguardia: critica alla società borghese.

AUTONOMIA DEI PERSONAGGI DALL’AUTORE:

  • Devono diventare dei personaggi vivi, caratteri/maschere definiti da una vita propria, con pochi elementi essenziali ma permanenti → il carattere si identifica nella maschera → vive autonoma sia dall’autore sia dall’attore!
  • Autore ed attore devono entrare entrambi nella parte che il personaggio recita, dimenticare se stessi e restare fedeli fino in fondo a quel personaggio, l’uno nel progettarla e l’altro nel metterla in scena.
  • Intreccio → si fonda sull’invenzione di un personaggio e della sua realizzazione in maschera autonoma (ATTENZIONE: non è l’intreccio a determinare un carattere, ma viceversa! Come dovrebbe essere nella vita reale).
  • L’opera teatrale umoristica non si mostra come naturale, mostra quanto sia artificiosa, è una farsa, fa parodia di se stessa. Pirandello la definisce come farsa che include nella stessa rappresentazione della tragedia la parodia e la caricatura di essa, non come elementi soprammessi, bensì come proiezione d’ombra del suo stesso corpo.
  • Le prime opere teatrali sono basate su situazioni narrative prese dalle novelle; ma già le novelle e i romanzi hanno una dimensione teatrale! Propensi al soliloquio e al recitativo (vedi Il fu Mattia Pascal).
  • Il teatro diventa grottesco perché i personaggi cercano di attenersi alla norma delle convenzioni sociali e non vivono davvero → smascherano questa logica proprio esagerando nella coerenza con cui la rispettano. I protagonisti sono grotteschi in quanto caratteri fissi, personaggi astratti
 

IL TEATRO NEL TEATRO 

(Mise en abîme)

 

  • TEATRO NEL TEATRO → comprende una trilogia di commedie pirandelliane: Sei personaggi in cerca d’autore (1921); Ciascuno a modo suo (1923); Questa sera si recita a soggetto (1928).

 

  • Durante la recita si mette in scena un’altra recita → gli attori in scena si trasformano a loro volta in spettatori ed assistono ad un’altra rappresentazione teatrale → realtà e finzione si alternano e diventa difficile distinguerle.
  • Pirandello usa questa tecnica per: – discutere sul teatro stesso e metterlo in discussione (Sei personaggi in cerca d’autore); – fargli anticipare la realtà (Ciascuno a modo suo); – criticarne le manifestazioni (Questa sera si recita a soggetto). Conseguenza: le due rappresentazioni del teatro nel teatro si criticano a vicenda (la seconda recita serve a parlare della prima → doppia rappresentazione: alternanza di teatro e metateatro (= riflessione sul teatro; viene portata in scena la teoria sullo spettacolo).

SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE:

  • Autonomia dei personaggi dall’autore → sono portati sulla scena in cerca di un autore (= dissacrazione del momento artistico), ognuno porta in sé una verità diversa da quella degli altri.

 

  • Negata la materialità del palcoscenico → eliminata la barriera tra la scena e gli spettatori (quarta parete).
  • 1921: commedia inscenata prima a Roma (insuccesso), poi Milano (grande successo).
  • Nella Prefazione → Pirandello dice che il vero dramma è che lui ha dovuto rifiutare i personaggi, perché non è stato in grado di dar loro un significato universale, pur avendoli inventati → L’arte moderna non può individuare il significato della vita e le ragioni dell’esistenza.
  • Nella commedia ci sono: 6 personaggi che hanno ciascuno un vissuto turbolento; una compagnia di commedianti che non riesce a dar loro un senso. L’autore teatrale non può dare loro un significato perché se no cadrebbe nella finzione, come nella vita reale!
  • I personaggi chiedono che la loro storia significhi qualcosa, ma non si sa che cosa. Il dramma è quello dell’impossibilità di dare un senso.

CIASCUNO A MODO SUO:

  • Lo spazio del teatro viene invaso dalla vita: coinvolge gli spettatori, il corridoio, le sale di sosta, tutto lo spazio, la piazza… elimina la barriera tra scena e “fuori”, extra scena → la vita irrompe sulla scena.
  • Sul palcoscenico è rappresentata la logica dell’inconscio: i personaggi fanno discorsi seguendo analogie, non una logica consequenziale e il pubblico ne viene destabilizzato. È una commedia che porta sulla scena una vicenda reale.

QUESTA SERA SI RECITA A SOGGETTO:

  • Intento metateatrale;
  • Utilizzo di varie arti: musica, film, danza, cabaret, ecc.
  • La compagnia usa una novella di Pirandello come canovaccio (Leonora, addio!, 1910) e vi improvvisa sopra (recita a soggetto).
  • Durante la recita, sul palcoscenico si scatena una ribellione → gli attori iniziano a parlare un po’ da attori (e criticano il regista) e un po’ da personaggi (e vi si immedesimano così tanto da dimenticare che stanno recitando) → la struttura dell’opera viene destrutturata e la vicenda continua a interrompersi e incepparsi.
  • L’immedesimazione degli attori si basa sulla loro forza vitale (= forza dell’arte) ed entra in conflitto con il regista → gli attori cacciano il regista e finalmente possono interpretare liberamente i loro personaggi, aderendo completamente al loro ruolo.
  • Celebrazione della vita (elevato a mito) e dell’arte (che ha il privilegio di esprimere la vita) → cambiamento dell’ideologia pirandelliana: è il momento del Surrealismo e dei “miti” teatrali (non più poetica umoristica).

Questa sera si recita a soggetto – Luigi Pirandello. Interpretazione del 1968. Tino Carraro, Lia Zoppelli.


 

ULTIMA FASE DELLA PRODUZIONE TEATRALE: PIRANDELLISMO

(dal 1926 fino alla morte)

  • Pirandello imita se stesso. Porta sulla scena sempre gli stessi temi, con ossessione, in modi ormai di maniera, artificiosi, finti.
  • Il contrasto tra la vita e la forma si svolge tra la borghesia ricca.
  • L’unica verità e identità possibile sono quelle conferite dall’arte.

 

SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

 

Lunga elaborazione, esce nel 1921.

  • Opera teatrale più famosa dell’epoca, sconvolge la rappresentazione teatrale. Pirandello si prende gioco di se stesso: ci sono degli attori che stanno rappresentando proprio un dramma pirandelliano, Il giouco delle parti, e appaiono 6 personaggi che chiedono di poter rappresentare il loro dramma.
  • L’attore Pirandelliano parla direttamente alla platea, non solo ai personaggi: cade la “quarta parete”. Il pubblico non deve essere lasciato in pace, si rivolge direttamente a lui, viene interrogato (METATEATRO).
  • Invece di avere un’unica lista di personaggi ci sono due gruppi di figure (novità!):
    • I 6 personaggi della commedia “da fare”: Padre, Madre, Figliastra, Figlio, Giovinetto, Bambina; si aggiungerà anche Madama Pace.
    • I 6 attori della compagnia: il Capocomico, il primo attore, la prima attrice, la seconda donna, l’attrice giovane e l’attore giovane. Si aggiungono il direttore di scena, il suggeritore, il macchinista, apparatori e servi di scena.
  • Forte distinzione tra Personaggi e Attori → tema del doppio: i due gruppi numericamente si corrispondono, e sono speculari.
  • Didascalia iniziale: lo spettatore non avrà davanti a sé una commedia già compiuta, ma ancora aperta, da fare, incompiuta. Non c’è la divisione in atti e scene → interruzioni saranno casuali.
  • I 6 personaggi sono rimasti senza autore perché chi li ha immaginati si è rifiutato di dar loro una forma e un significato → chiedono che sia il capocomico a farlo.
  • Spiccano due personaggi tra i 6 (Padre e Figliastra) che diventano i protagonisti. Tra loro sono antagonisti, ma forse perché nascondono una morbosa attrazione.
  • Il padre racconta la tragedia della famiglia, cercando di giustificarsi.

Sei personaggi in cerca d’autore – Luigi Pirandello.  Rappresentazione del 1965. Romolo Valli, Rossella Falk.

 

IL FU MATTIA PASCAL

Scritto dopo la crisi familiare del 1903 (Pirandello è in condizioni economiche precarie e scatena la malattia mentale della moglie).

Pubblicato a puntate nel 1904 su Nuova Antologia e poi in volume.

LA VICENDA:

Il romanzo è suddivisibile in 3 parti, che corrispondono a 3 diversi modelli di romanzo.

La storia inizia dalla fine → negli ultimi due capitoli si narra la trasformazione del protagonista nel “fu” Mattia Pascal, ormai estraneo alla vita, che racconta la sua vicenda. Prima di farlo fa, però, due premesse teoriche che sono poste all’inizio del romanzo.

Il “fu” Mattia Pascal è dunque il protagonista dei primi due e degli ultimi due capitoli → è un personaggio ormai totalmente estraneo alla vita, in uno stato immobile di non-vita, in un tempo fermo → situazione in cui non si può sviluppare nessuna storia → MODELLO NARRATIVO = ANTIROMANZO (no possibilità di sviluppo).

Seconda parte → protagonista = giovane Pascal. Siamo in campagna, vicino a Miragno (Liguria), lontano dalla civiltà industriale. Ma la civiltà industriale irrompe nella scena tramite un amministratore avido, Batta Malagna, che mette in crisi l’equilibrio. Pascal seduce Romilda (l’amante da cui l’amministratore vorrebbe un figlio) solo per vendicarsi di lui (beffa erotica). Pascal ingravida anche la moglie dell’amministratore, Olivia, ma poi il beffatore finisce beffato: l’amministratore riconosce come proprio il figlio della moglie, ma Pascal deve sposare Romilda, che invece vorrebbe sposare l’altro uomo, ricco → Inferno della vita coniugale, difficoltà economiche: Mattia vuole suicidarsi, ma all’improvviso si arricchisce alla roulette. Approfitta del ritrovamento di un cadavere che gli assomiglia e finge di morire, cambiando identità → MODELLO NARRATIVO = ROMANZO IDILLICO-FAMILIARE.

Terza parte → Si svolge prima a Milano e poi a Roma (ambiente cittadino e industriale). Pascal adesso si chiama Adriano Meis e si costruisce un nuovo io, senza nessun legame né obblighi. Dopo il soggiorno nella metropoli industriale, si trasferisce a Roma, nella pensione di Anselmo Paleari, e si innamora di sua figlia Adriana, con la quale però non può sposarsi perché non può rivelarle la sua identità (si opera all’occhio strabico per non farsi riconoscere). Partecipa ad una seduta spiritica durante la quale subisce un furto (che non può denunciare, perché verrebbe scoperto). Si sente ridotto a un’ombra. Cerca di allontanare da sé Adriana corteggiando un’altra donna, la fidanzata di un pittore, il quale lo sfida a duello  →  finge ancora il suicidio nel Tevere →  la formazione è fallita (buildungsroman al rovescio) → MODELLO NARRATIVO = ROMANZO DI FORMAZIONE.

Si torna al primo romanzo → Il protagonista ora è il fu Mattia Pascal, creduto morto da tutti. Torna a Miragno e trova la ex moglie ora sposata con un altro e con una figlia → rinuncia a vendicarsi. Rinuncia anche a vivere → si limita a guardar e guardarsi vivere.

Il romanzo si conclude con la dichiarazione del fu Mattia di aver rinunciato a qualunque identità: essa non esiste e non può essere garantita da uno stato civile, perché esso riduce l’uomo a una maschera, una forma. Gli rimane solo da mettersi fuori dalla vita e dai suoi meccanismi.

CARATTERISTICHE:

  • Mentre il narratore ottocentesco (Manzoni, Verga) cerca di convincere il lettore della veridicità, in quello primonovecentesco il lettore è invitato a diffidarne (anche in Svevo).
  • È un romanzo soliloquio e ha stile recitativo, teatrale (no fluidità e naturalezza alla narrazione).
  • I ritratti sono grotteschi e deformati.
  • Appelli continui al lettore (trascinato dentro la narrazione).

TEMI:

  • Famiglia = nido (famiglia originaria, idilliaco rapporto con la madre) e prigione (il matrimonio → unica via di salvezza è evasione).
  • Gioco d’azzardo e spiritismo = Casinò di Montecarlo (vicino a Nizza) → Mattia diventa ricco vincendo alla roulette. Pirandello è affascinato dal gioco d’azzardo → importanza al caso e al potere della sorte: rafforzano la sua teoria della relatività della condizione umana (limiti della volontà dell’uomo). Seduta spiritica (molto diffusa tra ‘800 e ‘900, perché entra in crisi il Positivismo) → ci si occupa di fenomeni non spiegabili scientificamente.
  • Inettitudine (anche in Kafka e Svevo): Pascal è un inetto che sogna l’evasione. Alla fine si trasforma volutamente in un antieroe → inadatto alla vita pratica, propenso a guardarsi vivere, estraneo anche nei confronti di se stesso.
  • La crisi d’identità → Mattia non riesce a identificarsi con se stesso (spia = l’occhio strabico, che guarda sempre altrove). Tende sempre a mettersi davanti allo specchio, ripete sempre le stesse situazioni (cambia identità, seduce le donne, ecc.), si sostituisce ad altri personaggi (che sono il suo alter ego), si mette come terzo in un rapporto a due, ecc.
  • La modernità, città, progresso, macchine → Pascal a Milano si rende conto che le macchine non possono migliorare le condizioni di vita dell’uomo → non possono renderlo felice (influenza di Leopardi e Verga). Viceversa, Roma è morta e paralizzata (contrasto tra presente squallido e passato gloriso).
    • Poetica dell’umorismo → La Prefazione al saggio L’Umorismo (1908) è dedicato alla buon’anima di Mattia Pascal, bibliotecario → i due scritti sono collegati.

 

  • Il relativismo moderno: nella Prefazione, si dice che inizia con le scoperte di Copernico → l’uomo non è più al centro dell’universo, ma è solo un’unità infima e trascurabile in un universo infinito e inconoscibile → l’uomo non può pretendere di arrivare a conoscere la verità e tutte le sue fedi sono assurde e relative.

 

LO “STRAPPO NEL CIELO DI CARTA

  • Nel cap. XII, si parla di quanto possa succedere se in un teatrino venisse fatto uno strappo nel cielo di carta. L’eroe tradizionale (Oreste = coerente e sicuro) si distrae di fronte all’imprevisto che gli si para davanti (che apre una finestra sull’oltre), vede cadere la spontaneità del proprio agire → cessa di vivere e inizia a guardarsi vivere → si trasforma in un antieroe, inetto, incapace all’azione (= moderno Amleto, prototipo dell’eroe di quest’epoca, perché tormentato dalla sua coscienza. Deve vendicare la morte del padre, come Oreste, ma, al contrario suo, esita ed è pieno di dubbi) → l’eroe della tragedia antica è coerente ai suoi doveri e a se stesso, l’eroe moderno ha una personalità lacerata, è quasi inetto. → La sicurezza antica non è più possibile: i personaggi moderni non sono più eroi, ma inetti → tema della vita come recita e relativismo della conoscenza umana.
  • Gli uomini sono marionette che si muovono meccanicamente → la vita è un meccanismo grottesco. Lo “strappo nel cielo di carta” è un’allegoria per rivelare la natura fittizia della rappresentazione → un evento che mostra che la vita è una recita (assurda). Il buco nel cielo è assurdo, paradossale. → La vita è fatta di marionette che non riescono a percepire l’oltre delle cose, vivono in un senso comune falso e convenzionale → non si accorgono che il cielo di carta è strappato ormai da tempo. Le persone comuni non sono né Oreste né Amleto, perché non sono eroi ma neanche sanno problematizzare la realtà come Amleto (solo l’artista umorista ci riesce) → la vita umana è ridotta a maschere, sempre più automatica, incapace di riflessione critica.

  • Espediente del manoscritto (di solito usato per dare veridicità alla storia) qui usato in modo rovesciato → si invita il lettore a diffidarne (l’ha scritto Pascal stesso).